Marco Berti - "Il vento non può essere catturato dagli uomini"

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Ho letto molti libri che parlano di montagna negli anni, ormai non li conto nemmeno più: sono gli scaffali di casa che strabordando me lo ricordano.

Se ne trovano di tutti i tipi, e per tutti i lettori: la montagna è diventata un ambiente che va di moda, e come tale è anche un’occasione per fare business. Così quando leggo per la prima volta un libro di un autore che non conosco, non ho già un’aspettativa sul modo e stile di scrittura. Queste sono le condizioni che mi portano a leggere con più attenzione, per capire bene cosa e come si vuole raccontare.

A dicembre 2018 acquisto il libro di Marco Berti, il suo primo libro dal titolo “Il vento non può essere catturato dagli uomini”.

Ho conosciuto Marco il 10 maggio 2015 a Castel Firmiano (BZ) al QUOCLIMBis?, un evento che raccoglieva intorno a Reinhold Messner alcuni grandi alpinisti ed operatori internazionali per cercare di organizzare un aiuto alle popolazioni del Nepal colpite dal terribile terremoto.

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Inizio a leggere il libro e capisco subito, sin dalle prime pagine, che l’autore ti porta dentro una storia e te la offre con apparente semplicità, facendoti parte di quel racconto.

Vi avviso che se cercate un libro con un racconto estremo che parla di imprese impossibili, di gradi di difficoltà, di eroismo, e altre amenità simili, questo libro non fa certo per voi: troverete conforto in molte altre pubblicazioni che ancor oggi giocano su questi “valori” come ai tempi dell’alpinismo di conquista.

Tornando a noi, in pochi giorni ho letto il libro e ne sono rimasto colpito. Il dipanarsi della trama che Berti ci propone è molto interessante, prima di tutto perché racconta l’intreccio della sua vita, quella di un occidentale, con quella dell’area himalayana in un periodo storico di grandi cambiamenti.

E’ un libro che ho subito sentito vicino a me, al mio modo di intendere e raccontare la vita. Alla fine della prima lettura ho pensato: “ecco, adesso ho inquadrato bene chi è Marco Berti, ora lo conosco!”. E poi l’ho riletto subito una seconda volta per apprezzarne le sfumature.

Quello che mi piace di questo libro è lo svolgimento del racconto: c’è una storia principale che si sviluppa, ma che viene spesso integrata con altri racconti, con memorie, ricordi, esperienze precedenti. Ecco cosa apprezzo tanto in questo libro, che si svolge proprio come la vita di ogni giorno, almeno come il mio modo di sentirla.

E dentro i racconti ci sono le emozioni, le scelte, anche quelle scomode, anche gli errori: perché così siamo nel percorso della nostra storia personale. Non abbiamo un manuale da poter seguire: così ciascuno traccia la propria strada con qualche caduta e qualche vittoria. E apprezzo che il racconto di Marco sia fatto con il giusto orgoglio di chi ha spesso deciso di scegliere, e non subire la vita.

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Per tutti questi motivi, trovo che “Il vento non può essere catturato dagli uomini” sia uno dei migliori libri che io abbia letto negli ultimi anni.

Anzi, cosa che ho fatto sempre molto raramente con i libri, lo metto ogni tanto nello zaino quando vado in montagna: pesa solo 250 g. come un tramezzino. E ci penso bene prima di aggiungere cose ad uno zaino fotografico pesante come il mio.

Quando mi fermo a riposare cerco un luogo ombreggiato: bevo sorso d’acqua e poi qualcosa da mettere sotto i denti. Dopo apro a caso il libro e ne leggo alcune pagine: oltre al corpo bisogna alimentare anche la mente.