Alex Honnold - "Free solo"

Alex Honnold

Avevo molta curiosità di poter incontrare il grande climber Alex Honnold, e ancora una volta l’occasione si è presentata grazie all’IMS – International Mountain Summit 2017.

Americano, 32 anni, Honnold ha realizzato una serie di arrampicate impressionanti per difficoltà, rapidità, ed esposizione. Impressionanti non agli occhi di chi osserva queste imprese dal basso e che fatica a comprenderne la portata: ma per suoi, pochi, “colleghi” che ne comprendono appieno la complessità.

In particolare l’elenco delle salite realizzate da questo atleta in free solo è davvero strabiliante. Giusto per fare chiarezza , free solo significa salire una parete senza corde, rinunciando a qualsiasi assicurazione, ovviamente in solitaria: questo vuol dire che lo scalatore accetta i rischi di una grande esposizione.

Le pareti dove ama arrampicare sono soprattutto quelle di Yosemite, enormi muri di liscio granito con un clima tutto sommato mite in cui muoversi. A 18 anni decide di lasciare gli studi per dedicarsi completamente all’arrampicata e all’allenamento che questa richiede.

Alex ha trasformato un furgone in qualcosa di speciale che lui chiama casa: un posto per dormire, mangiare, allenarsi, studiare,… ecco, proprio una casa, ma meno convenzionale di quelle in cui abitano molti di noi.

A Bressanone è stato possibile per gli amanti della montagna camminare con lui sui sentieri che si inoltrano nelle Dolomiti, e partecipare al Brixen Forum ad una sua conferenza dal titolo emblematico: “Solo in parete”.

Per la stampa l’IMS ha organizzato una press walk con Honnold verso la Rossalm sulla Plose, durante il quale è stato possibile incontrarlo e ascoltarlo, mentre rispondeva alle numerose domande poste dai colleghi.

La prima cosa che mi ha colpito di Alex è stato il suo atteggiamento in mezzo agli altri: profondamente diverso da quello di tante altre “stelle” dell’alpinismo. Con gli exploit che ha realizzato negli ultimi mesi e che sembravano impossibili un po’ a tutti, ci si poteva attendere da lui un po’ di giustificata ostentazione di sé, ne avrebbe tutto il diritto.

Invece, prima ancora di ascoltare una sua parola, una risposta alle tante domande che gli sono state poste, colpisce proprio il suo modo di essere. E’ un ragazzo timido, quasi schivo, con un sorriso “fresco”, uno sguardo al contempo curioso ed innocente, e un approccio riflessivo alle situazioni.

Se non fosse perché ne conosciamo il volto, o notiamo le sue grandi mani da climber, potrebbe essere sicuramente a prima vista uno di noi, perché Honnold non fa nulla per apparire o farsi notare. Anzi è sorpreso dal sentirsi intorno tanti giornalisti tutti per lui, di trovarsi così al centro dell’attenzione: racconta che ne ha avuti non più di due o tre alla volta, quel giorno sono quasi cinquanta.

Alex Honnold durante la press walk dell'IMS alla Rossalm sopra la Plose.


In questa bella formula dei walk dell’IMS si cammina insieme sui sentieri delle montagne  e mentre si condivide questa passione comune si chiacchiera, si fanno domande, ci si scambiano esperienze. Alex è generoso e risponde a tutte le domande, di tutti i tipi, poste da chiunque, anche se si vede chiaramente che non è questo il canovaccio della sua giornata tipo.

Si parla un po’ di tutto: di tecnica, di preparazione fisica, di esposizione, rischio, degli altri climber, di qualche suo collega che purtroppo è scomparso negli ultimi tempi, del rapporto con la morte.

Chi non ha avuto la fortuna di conoscere personaggi come Honnold, è spesso portato a pensare che siano persone con doti particolari in un campo, ma con un senso scarso per l’autoconservazione di sé. Insomma è tutto sommato facile che vengano etichettati come dei “pazzi” un po’ troppo spericolati.

Ma quando trovi qualcuno come Alex che ti spiega e ti fa capire quali sono stati gli step necessari per poter arrivare a salire in confort mode, come dice lui, una via come Free Ride in 4 ore, cominci a comprendere qualcosa che ha molto a che fare con la vita di tutti, e non solo con l’alpinismo.

Alex Honnold


L’obiettivo che si era posto lui stesso, quello di salire El Capitan in free solo era il suo impossibile: un sogno lontano ed irrealizzabile. Un progetto che si è concretizzato negli anni, che gli ha richiesto dedizione, una crescita fisica e nondimeno mentale per poter affrontare la parete senza assicurazioni.

Obiettivi che pensiamo irrealizzabili, sogni o chimere lontane sono in ciascuno di noi: alcuni sono davvero impossibili, altri potrebbero diventare nel tempo possibili se decidessimo di concentrarci in modo totale su essi… cosa che per molte ragioni non facciamo quasi mai.    

Ma ecco, Honnold ha scelto di vivere intensamente concentrandosi su quello che gli piace fare, che gli da soddisfazione, come andare in montagna, vivere nella natura, arrampicare. E questo vivere come desidera lo riempie di vita, perché al momento è ciò che da un senso ai suoi giorni.

Qualcuno gli chiede se ha mai avuto paura, e la sua risposta è semplice e chiara: certo che la paura la provo anch’io, è un buon indicatore che ti fa capire quando non sei o non ti senti preparato per fare qualcosa.

Dalla paura è facile arrivare a chiedergli del suo rapporto con la morte: la morte danza intorno a tutti dice, non solo ai climber. E come battuta aggiunge, ma non troppo ripensandoci bene,  che nessuno nel free solo è mai morto quando era concentrato al massimo, ma solo in momenti di rilassatezza o distrazione.

Non cerca record, dice chiaramente che non è il numero uno dell’arrampicata, in questo indica senza esitazione Adam Ondra: il free solo è ciò che lo appassiona ora, ciò che lo rende felice.

Alex Honnold durante la conferenza "Solo in parete" svoltasi a Bressanone per l'IMS

Per poter tentare e riuscire in questa pazzesca salita di Free Ride sul El Capitan in free solo, Honnold ha capito che doveva allenare e migliorare le sue capacità tecniche, fisiche e mentali. Ha lavorato per anni su questi singoli aspetti, sulle prese della via che man mano andavano memorizzate, sulla concentrazione da mantenere per tutto il tempo di una salita che non ammette pause o soste in cui rilassarsi…

Certo non ha perseguito solo questo obiettivo negli ultimi anni, le sue imprese sono davvero numerose e degne di nota: già nel 2015 ha ricevuto il Piolet d'Or per aver effettuato, assieme a Tommy Caldwell, la prima traversata integrale del Fitz Roy in Patagonia.

Honnold è un ragazzo abituato a vivere nella natura, il suo ambiente più congeniale; dopo alcune ore passate pazientemente a rispondere alle domande, alle richieste di foto e videointerviste, si vede palesemente che ha esaurito la sua capacità di esposizione pubblica. Insieme ad Hanspeter Eisendle scende a valle verso Bressanone dove in serata terrà la sua conferenza pubblica per l’IMS al PalaBrixen e che sarà un successo di pubblico da tutto esaurito.

Alex Honnold sul palco del Pala Brixen durante la sua conferenza "Solo in parete".


A distanza di un paio di mesi da questo incontro mi resta nella mente sicuramente il suo sorriso, il suo sguardo curioso e timido al tempo stesso, e l’enorme concentrazione e determinazione che invece lo accompagna in ogni attimo.

Molti sono gli aspetti del suo approccio al raggiungimento di un obiettivo da cui possiamo trarre ispirazione, pur ovviamente con interessi anche molto differenti. Darsi il tempo per poter migliorare, sapersi impegnare a fondo, capire i nostri limiti e volersi superare senza fare finta che non esistano, cercare di raggiungere obiettivi che rendano felici noi e non che siano imposti da altri.

Alex Honnold ha scritto una  grande pagina alpinistica innalzando il limite di ciò che è possibile fare per l’uomo nel free solo.

E voi cari lettori, state decidendo qual è il vostro progetto personale ritenuto impossibile,  che proverete a materializzare?